Tartuficoltura, Investimento per il Futuro

 

Tartuficoltura-investimento-per-il-futuro-2Coltivare tartufi è un’ottima forma di investimento che garantisce una profitto durevole nel tempo.


Ha un costo di manutenzione minimo e richiede esigua mano d’opera. È necessario, comunque, fare attenzione ad alcuni elementi fondamentali per garantire il risultato finale.


La prima cosa da sapere se si desidera avviare una tartufaia, è che il tartufo è un fungo simbionte, che non può cioè vivere da solo, ma solo in simbiosi con le radici di piante forestali come ad esempio la Roverella, il Cerro, il Leccio e il Nocciolo.


Condurre una tartufaia significa quindi gestire il territorio e il suolo dove crescono queste piante, curandole con il giusto apporto di nutrienti e acqua.

Il tartufo infatti, essendo un fungo, ha bisogno di terreni sempre freschi e umidi per poter crescere.

Primo passo, l’analisi del terreno

Si parte dal terreno. E’ importante eseguire un’attenta valutazione dei parametri, controllando  granulometria, ph, humus, fosforo, carbonato,  azoto. La qualità del terreno è uno dei parametri da cui dipenderà la quantità e la qualità dei tartufi stessi.
Se il terreno risulterà idoneo,  sarà possibile piantare piante micorrizate, piante cioè che presentano spore di tartufo

Quando piantare? Meglio primavera e autunno con piante certificate. Tutte le piante devono essere certificate; infatti solamente i lotti delle piante che hanno superato i rigidi standard di sviluppo e di micorrizazione delle radici possono essere così destinati agli impianti.

Inoltre solo se le piante tartufigene sono certificate secondo il D.lgs 386/2003, possono essere utilizzate per rimboschimenti e forestazione.

Come avviene la produzione di piante micorrizate?

Un esperto segue in vivaio specializzato  tutto il processo di micorrizazione, dalla posa dei semi della pianta alla inoculazione con specie di tartufo pregiate del territorio  le cui spore vengono direttamente prese da tartufi locali macinati. Poi le spore si uniscono alle radici della pianta  e nasce un’escrescenza chiamata micorrizia. In ogni fase della inoculazione, nonché durante tutto il periodo di permanenza delle piante in vivaio, è assicurato un elevato grado di asepsi per evitare qualsiasi tipo di inquinamento con spore di funghi antagonisti. Periodici controlli al microscopio consentono di valutare qualitativamente e quantitativamente il grado di micorrizazione raggiunto. 

Che fare una volta piantate?

Per la coltivazione dei tartufi è necessario rimuovere erbe che possano ostacolare la crescita del tartufo, utilizzando solo attrezzi manuali, irrigare solo in periodi di secca e combattere i parassiti con metodi naturali. Tra l’ottavo e il decimo anno si raggiunge l’apice produttivo che persiste per diverse decine di anni se apportate le necessarie cure colturali. E’ bene sottolineare che i tartufi coltivati sono uguali ai tartufi esistenti in natura sia dal punto di vista scientifico morfologico e biomolecolare che anche organolettico.

I Costi

L’attività della produzione di tartufi  è alla portata di qualsiasi imprenditore agricolo che non avrà certo incognite di mercato: va da sé che la commercializzazione del prodotto è estremamente facile.

Prevedendo 450/600 piante per ettaro di terreno,  l’investimento è di circa 5000/8000 euro e la tartufaia, in base all’andamento stagionale, può raggiungere in piena produzione anche oltre i 100 kg ad ettaro.

Non solo. Nei prossimi giorni usciranno i Bandi PSR 2014-2020 – Misure sulla forestazione con incentivi per l’impianto e per il mancato reddito dei terreni impegnati nella tartuficoltura.

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