Pianta Tartufigena

Il termine pianta tartufigena viene usato per indicare una pianta simbionte (capace di entrare in simbiosi con funghi del gen. Tuber) micorrizata da una specie di tartufo e pertanto capace di produrre questo pregiato fungo.
Si tratta di piante, appartenenti a poche famiglie botaniche (Fagaceae, Betulaceae, Corilaceae, Salicaceae, Cistaceae, Pinaceae, ecc.).
La loro micronizzazione con i tartufi può avvenire in natura o in vivaio: nel primo caso è aleatoria e ciò viene dimostrato dalla limitata percentuale di piante tartufigene presenti in un determinato territorio.
In vivaio la simbiosi si realizza inoculando, con spore o micelio di tartufo, giovani piante allevate in condizioni di sterilità controllata: in questo caso la simbiosi interessa generalmente tutte le piante inoculate.
Le piante tartufigene, dopo essere state controllate per verificare l’entità minima della micorrizazione (piante tartufigene certificate), vengono utilizzate nell’impianto delle tartufaie coltivate.

Cos’è la Pianta Tartufigena di Qualità

Con il termine “pianta tartufigena di qualità” si intende una pianta micorrizata da una specie di tartufo,  prodotta in vivaio seguendo un determinato protocollo scientifico e rispondente a determinate caratteristiche qualitative accertate da controlli morfologici e biomolecolari.
Le caratteristiche qualitative che deve possedere una pianta per poter essere classificata come pianta tartufigena di qualità sono:
– dimensioni che rispecchiano quelle medie di semenzali della stessa specie e della stessa età;
– assenza di malattie parassitarie;
– buon rapporto tra la dimensione del fusto alla base e la sua altezza;
– buon rapporto tra apparato radicale ed aereo;
– apparato radicale non fortemente spiralizzato;
– micorrizazione rispondente ai parametri previsti dal metodo di controllo delle piante tartufigene;
– certificato di origine forestale della semente;
– certificato  di idoneità tartufigena.

Perché la Pianta Tartufigena di Qualità

La buona riuscita produttiva di una tartufaia coltivata dipende essenzialmente da tre elementi:
1) ambiente di coltivazione idoneo (terreno e clima)
2) pianta tartufigena sana, robusta e ben micorrizata (pianta tartufigena di qualità)
3) razionali interventi colturali di pre-impianto, impianto e post-impianto.

L’ambiente di coltivazione non è facilmente modificabile per cui, esperti del settore analizzando i caratteri pedologici, orografici, vegetazionali e climatici,
possono valutarne l’eventuale idoneità tartufigena ed individuare la o le specie di tartufo coltivabili.

La pianta tartufigena di qualità è l’elemento essenziale.
Essa deve possedere tutti i caratteri necessari affinché possa dare origine, una volta collocata a dimora, ad un albero vitale e capace di produrre i tartufi.
La pianta tartufigena di qualità è provvista di tutti i caratteri pregevoli di una pianta micorrizata:
– priva di malattie parassitarie,
– robusta ed equilibrata nel rapporto apparato radicale – apparato aereo.
Questi caratteri gli consentono di affrancarsi bene al terreno e di svilupparsi in maniera armonica.
Nell’apparato radicale, che è sempre ben sviluppato, sono presenti un numero molto elevato di apici radicali dei quali una buona percentuale è unita in simbiosi con il tartufo che si intende coltivare.
La ricchezza di apici micorrizati consente portare nel terreno una forte carica di micelio del tartufo che si intende coltivare sotto forma di micorrize.
Maggiore è la quantità di micelio del tartufo che si porta nel terreno, maggiori sono le possibilità che altri apici contraggono la simbiosi con il tartufo favorendo la produzione.
La pianta tartufigena di qualità, inoltre, è priva delle micorrize prodotte da funghi estranei capaci di diventare competitori del tartufo che si intende coltivare.
I caratteri di cui sopra vengono dimostrati dal certificato di provenienza forestale, e da quello di idoneità tartufigena.
Il primo attesta l’origine del seme utilizzato per produrre le piante tartufigene: si tratta di sementi raccolte in boschi selezionati per la qualità e la robustezza delle piante presenti.
Il certificato di idoneità tartufigena, rilasciato da strutture universitarie, attesta che la pianta è idonea ai fini della tartuficoltura.
La scelta della pianta tartufigena di qualità da coltivare in un determinato terreno è essenziale per una buona riuscita della tartufaia.
Razionali interventi colturali di pre-impianto, impianto e post-impianto sono decisivi nell’esaltare le caratteristiche produttive delle piante tartufigene di qualità.
In questa sede è bene avvertire i tartuficoltori che, ai fini produttivi, le tecniche di coltivazione assumono importanza analoga a quella della pianta tartufigena.
E’ opportuno avvertire, inoltre, che le tartufaie non sottoposte a tecniche di coltivazione comunemente non producono o forniscono produzioni irrisorie.  

Protocollo Allevamento

Il protocollo di produzione, nelle sue linee generali, è il seguente:

  • Utilizzazione di semi di piante forestali certificate;                                                        
  • Periodo di semina compreso tra il 15 novembre e il 15 dicembre;
  • Semenzai realizzati in ambienti a temperatura controllata e con ricambio di aria filtrata;
  • Trapianto in vaso da eseguire nel periodo 1° marzo – 31 maggio;
  • Selezione delle piantine da inoculare: vengono sottoposte a micorrizazione solo quelle robuste, ben equilibrate nel rapporto apparato radicale – apparato aereo, prive di malattie o malformazioni;
  • Preparazione delle piantine da trapiantare mediante tecniche di potatura;
  • Utilizzazione di inoculo ottenuto da tartufi ben maturi e controllati ai fini della identificarne esatta della specie. Ogni corpo fruttifero viene sottoposto ad analisi morfologica delle spore e ad analisi biomolecolare sterilizzazione, a vapore fluente, di una determinata miscela di terreni favorevoli alla specie di tartufo da coltivare;
  • Utilizzazione di contenitori che favoriscono il normale sviluppo dell’apparato radicale;
  • Trapianto delle piantine in ambienti ben puliti o sotto cappa sterile;
  • Trasferimento e allevamento delle piantine in serre provviste di controllo della temperatura. Le piante vengono suddivise in lotti contenenti al massimo 600 piantine prodotte nella stessa giornata utilizzando la medesima specie di pianta simbionte e lo stesso inoculo;
  • In autunno ogni lotto viene sottoposto ad omogeneizzazione eliminando le piante minus varianti e plus varianti;
  • Controllo di ciascun lotto omogeneo, eseguito da strutture universitarie accreditate, al fine di valutarne l’idoneità forestale e tartufigena. 

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